Altered Carbon. Un’attesa lunga 15 anni

Altered Carbon
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Debutta su Netflix Altered Carbon, la serie tratta dall’omonimo romanzo del 2002 scritto da Richard K. Morgan. Una versione televisiva studiata nei minimi dettagli e prodotta solo quando la tecnologia ne ha reso possibile la realizzazione. 

Altered Carbon è il frutto di un vero parto digitale, con una gestazione che nemmeno gli elefanti. Quindici anni. Questo è il tempo trascorso tra l’acquisizione dei diritti televisivi da parte di Laeta Kalogridis e la distribuzione del prodotto finito sulla piattaforma digitale. E se avete letto il libro potete immaginarne la ragione.

Alle soglie dell’anno 2400, l’animo umano può essere immagazzinato in un microchip che viene incastonato tra le vertebre del collo fin dalla più tenera età. Il corpo è diventato un mero veicolo. Quando si rovina, si ammala, o semplicemente si muore, è sufficiente spostare il chip in un altro corpo e riprendere la propria vita. L’immortalità non è più una chimera. Purtroppo, però, il numero di corpi disponibili è limitato ed il trapianto non è affatto economico. Questo significa che la vita eterna è cosa per ricchi. Loro si che possono godere di tutti i benefici della tecnologia. Decine di corpi a loro disposizione, memoria di vita sincronizzata ogni due giorni via satellite, luce del sole sempre disponibile, eterna giovinezza. 

Altered Carbon: Joel Kinnaman

Altered Carbon: il risveglio di Joel Kinnaman

In questa specie di futuro dark, incontriamo Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman), un criminale ucciso durante un’operazione di polizia e, per volere di Laurens Bancroft (James Purefoy) – uomo facoltoso di 350 anni – nuovamente risvegliato per essere inserito in un nuovo corpo. Per la precisione, quello di Elias Ryker, poliziotto di Bay City (la vecchia San Francisco) morto 250 anni prima. La ragione è semplice: qualche giorno prima, Bancroft era stato ucciso e, nonostante il suo chip sia stato trapiantato con successo in uno dei suoi altri corpi, vuole scoprire chi lo uccise nascondendo così bene le sue tracce. Un caso complesso che solo l’unione di Kovacs e Ryker potrà risolvere. Almeno questa è l’opinione del signor Bancroft che, per mettere in scena questo connubio, investe una quantità di denaro pazzesca e promette a Kovacs la totale immunità ed una fortuna tale da garantirgli la vita eterna.

La scena d’apertura di Altered Carbon è un deja vu del risveglio di Neo, in Matrix. Un corpo che galleggia in  una specie di gelatina, un tubo lunghissimo in bocca e sensori attaccati per tutto il corpo. A chi non ha letto il romanzo, servirà qualche minuto per comprendere chi sia chi e che cosa stia accadendo, ma appare evidente fin da subito l’ambientazione della storia. Il mondo esterno sembra quello di Blade Runner, e tanto Kovacs come gli altri personaggi, sembrano essersi arresi alla sua realtà cruda e violenta. Kinnaman (il Kovacs trapiantato) è l’eroe buono dall’animo striato di cattiveria, Will Yun Lee (il Kovacs originale) rappresenta, invece, il cattivo per necessità. Tutto il resto ruota attorno a questo incipit potentissimo: grazie alla tecnologia l’uomo può vivere per sempre. 

Altered Carbon: la nuova serie di Netflix

Altered Carbon: tanta azione nella nuova serie di Netflix

E forse è questa la lacuna principale di Altered Carbon. Invece di esplorare più a fondo nell’animo di coloro che hanno a disposizione questa immensa possibilità, si limita ad essere un giallo-dark con tantissima azione e un’imbarazzante mercificazione del corpo femminile (le scene di nudo gratuite si sprecano). Se vogliamo, lo stesso errore che abbiamo visto in Ghost in the Shell, l’anno scorso.

Ad ogni modo, esattamente come per il film con protagonista Scarlett Johansson, Altered Carbon è tutt’altro che un prodotto da scartare. Intrattiene e regge bene le dieci puntate di questa prima serie. Probabilmente, però, piacerà più agli amanti del poliziesco che a quelli dell fantascienza. Come se la sua anima originale si fosse persa nel passaggio dalla carta allo schermo.

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