Andrea Chénier ed i protagonisti della Prima della Scala

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Il debutto alla Scala di Riccardo Chailly, attuale Direttore Musicale, risale al 1978 con I Masnadieri di Verdi: con le recite di Andrea Chénier il Maestro festeggerà quindi 40 anni di attività scaligera, nel corso dei quali ha diretto opere di Rossini, Verdi, Puccini, Prokof’ev e Bartók. Con Aida ha inaugurato la Stagione 2006/2007, con Giovanna d’Arco la Stagione 2015/2016 e con Madama Butterfly la Stagione 2016/2017. Il suo impegno con il Teatro milanese negli anni a venire si concentrerà sul repertorio italiano secondo un progetto culturale volto a valorizzarne la ricchezza e la complessità, dal Belcanto al Verismo. Proseguirà il ciclo di opere di Puccini iniziato nel maggio 2015 con Turandot, evento inaugurale di Expo e proseguito nel maggio 2016 con La fanciulla del West. Un’attenzione particolare è rivolta alle opere presentate alla Scala in prima assoluta: è il caso de La gazza ladra, tornata alla Scala con la regia di Gabriele Salvatores a 200 anni dalla prima, e dello stesso Andrea Chénier. Il Maestro Chailly ha intensificato l’attività con l’Orchestra scaligera creando con i musicisti un sodalizio artistico sempre più stretto: nel 2017 ha guidato la Filarmonica per la seconda estate consecutiva in una tournée che ha toccato con successo diverse tappe europee tra cui il Festival di Lucerna, il debutto ai Proms e al Festival di Edimburgo e il ritorno alla Philharmonie di Berlino. Dopo l’inaugurazione della Stagione della Filarmonica della Scala il 6 novembre, il Maestro Chailly è salito sul podio per la Stagione Sinfonica del Teatro con la Messa per Rossini – omaggio collettivo dei compositori italiani al Pesarese nel primo anniversario della sua scomparsa – che non era mai stata eseguita alla Scala; nel prossimo febbraio è atteso invece con la Terza Sinfonia di Gustav Mahler.

Regista cinematografico e teatrale, Mario Martone ha avuto un rapporto felice con la Scala e anche con il verismo. Il debutto scaligero avviene nel 2011 con l’accoppiata verista per eccellenza, Pagliacci e Cavalleria rusticana con la direzione di Daniel Harding: uno spettacolo fortunato ripreso più volte negli anni successivi. Seguono due titoli verdiani: Luisa Miller diretta da Gianandrea Noseda nel 2012 e Oberto conte di San Bonifacio diretta da Riccardo Frizza nel 2013. Nel 2016 Martone incontra Margherita Palli per La cena delle beffe di Giordano: ne nasce un allestimento originale ed efficacissimo che sposta la vicenda a Little Italy rispettandone però gli snodi drammaturgici. Ma l’interesse della presenza di un regista come Martone per Andrea Chénier non risiede unicamente nelle sue prove nel teatro musicale: la riflessione su speranze e disillusioni, generosità e tradimenti della rivoluzione attraversa l’affresco cinematografico Noi credevamo (2010, vincitore del David di Donatello) che racconta l’ardore mazziniano di un gruppo di ragazzi del Cilento dagli anni ‘20 dell’’800 fino all’Unità, ma anche la recente regia teatrale de La morte di Danton di Büchner (Teatro Stabile di Torino, 2016 – poi in tournée nei principali teatri italiani). E i temi strettamente interconnessi della gioventù e della rivoluzione tornano anche nel prossimo film di Martone, Capri-Batterie, ambientato nei circoli intellettuali comunisti che animavano l’isola negli anni della Grande Guerra.

Andrea Chénier si darà con un solo intervallo e cambi scena a vista che permetteranno di passare dal primo al secondo e dal terzo al quarto quadro senza interruzione. Le scene di Margherita Palli racconteranno la trasformazione politica attraverso il passaggio da un fastoso Luigi XV a strutture architettoniche spoglie ed essenziali non prive di un riferimento a Boullée e Ledoux e all’utopismo neoclassico della fine del XVIII secolo.

Margherita Palli è un punto di riferimento per la scenografia italiana. Il suo nome è inizialmente legato a quello di Luca Ronconi, con cui ha firmato alla Scala Donnerstag aus Licht (1981), Samstag aus Licht (1984), Oberon (1989), Lodoïska (1991), La damnation de Faust (1995), Tosca (1997), Ariadne auf Naxos (2000), Il trittico (2008), L’affare Makropoulos (2009). È al suo secondo 7 dicembre dopo La vestale, regia di Liliana Cavani, mentre con Mario Martone ha lavorato per La cena delle beffe nel 2015. Alla Scala ha realizzato anche la mostra su Luca Ronconi all’Ansaldo nel 2015 e la mostra su Maria Callas attualmente aperta al Museo.

I protagonisti sul palcoscenico:

Nato a Baku, in Azerbaijan, nel 1977, Yusif Eyvazov, dopo aver abbandonato la Facoltà di Ingegneria studia canto al locale Conservatorio, ma nel 1997 si trasferisce a perfezionarsi a Milano. Il primo successo internazionale arriva nel 2010 quando canta Cavaradossi in Tosca al Bols’oj. Nel 2013 è Otello al Festival di Ravenna con la regia di Cristina Muti; subito dopo Riccardo Muti lo sceglie come Des Grieux per la nuova produzione di Manon Lescaut all’Opera di Roma con Anna Netrebko nel 2014. Tra i ruoli ricoperti da Eyvazov si segnalano ancora Des Grieux (al Festival di Salisburgo e al Bol’soj), Canio in Pagliacci, Calaf in Turandot (al Metropolitan, al Mariinskij e alla Staatsoper di Vienna con Dudamel), Radamès in Aida (all’Opéra di Parigi, all’Arena di Verona e nel 2017 al Festival di Salisburgo con Muti in alternanza con Francesco Meli), Manrico ne Il trovatore (Unter den Linden con Barenboim, Mariinskij con Gergiev), Maurizio in Adriana Lecouvreur (Mariinskij con Gergiev). In preparazione del debutto scaligero, Eyvazov ha debuttato come Chénier a Praga nel gennaio 2017. Tra i prossimi impegni Don Carlo a Mosca, Macbeth a Londra con Pappano, Tosca a Berlino, Il trovatore a Parigi e Adriana a Baden-Baden.

Alla sua terza inaugurazione scaligera, Anna Netrebko è ormai di casa al Piermarini. Alla Scala debutta nel 1998 con un concerto della Filarmonica diretto da Valery Gergiev; sempre Gergiev la dirige due anni più tardi in Guerra e Pace di Prokof’ev. Torna quindi come Donna Anna in Don Giovanni diretto da Daniel Barenboim il 7 dicembre 2011, come Mimì ne La Bohème diretta da Daniele Rustioni nel 2012, Giovanna d’Arco per il 7 dicembre 2015 diretta da Riccardo Chailly e come Violetta ne La traviata diretta da Nello Santi nel 2017. Universalmente riconosciuta come il soprano di riferimento dei nostri anni, ha interpretato un vastissimo repertorio in tutti i teatri del mondo con i direttori e i registi più prestigiosi. Sempre più vicina al repertorio verista, ha ottenuto un grande successo personale nell’Aida diretta da Riccardo Muti a Salisburgo la scorsa estate. Tra i prossimi impegni Tosca al Metropolitan e a Monaco, La traviata a Parigi, Macbeth a Londra e Adriana a Baden-Baden.

Grande attesa circonda il Gérard di Luca Salsi, già trionfatore in questa parte a Monaco e a Parigi. Ascoltato alla Scala in alcune recite de I due Foscari con la direzione di Michele Mariotti, il baritono parmense (è nato a San Secondo) si è rapidamente imposto tra i più acclamati del panorama internazionale. Ha affrontato i capisaldi del repertorio verdiano con Riccardo Muti (Ernani, Nabucco e I due Foscari a Roma, Macbeth a Chicago e Stoccolma, Ernani e Aida a Salisburgo). Ha recentemente cantato Rigoletto ad Amsterdam con la regia di Damiano Michieletto e ha debuttato in Tosca all’Opera di Roma. Tra i prossimi impegni spiccano tre produzioni di seguito al Metropolitan: Il trovatore, Lucia di Lammermoor e Luisa Miller, oltre a Un ballo in maschera a Berlino e Don Carlo a Bologna.

Studi di pianoforte, debutto a Salisburgo nel 2010 con Riccardo Muti, Annalisa Stroppa è oggi regolarmente presente nelle stagioni dei maggiori teatri: la ricordiamo come Cherubino ne I due Figaro diretti da Muti a Salisburgo e Madrid e come Rosina ne Il barbiere di Siviglia a Roma, Berlino e Tel Aviv. Ha debuttato all’Opéra di Parigi come Suzuki e alla Staatsoper di Vienna come Dorabella. Alla Scala è stata Emilia in Otello di Rossini, Maddalena in Rigoletto ma soprattutto applauditissima Suzuki nella Butterfly diretta da Riccardo Chailly lo scorso 7 dicembre, prima di tornare come Fenena in Nabucco con la direzione di Nello Santi in ottobre.

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