Baby Driver. Rapine, buona musica e macchine veloci

Baby Driver
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Una storia accattivante, un cast pieno di stelle ed una colonna sonora niente male. Baby Driver è un’oasi nel deserto cinematografico tipico dell’estate. 

Vi devo confessare una cosa: io, Baby Driver, lo ho già visto. Qui in Spagna, infatti, è uscito al cinema una decina di giorni fa. Ma non temete, niente spoiler. Solo qualche indizio che vi aiuti a capire quanto di vero c’è dietro al chiacchiericcio scatenato dal film scritto e diretto da Edgar Wright

Iniziamo dalla storia. Baby Drive racconta le vicissitudini del giovane Baby (Ansel Elgort) un ragazzino taciturno con la passione per la musica e una capacità di guida fuori dal comune. Orfano di entrambi i genitori, morti guarda caso in un incidente d’auto (cliché passabile), il ragazzo vive con un vecchio amico muto e lavora per Doc (il solito splendido Kevin Spacey), un elegante delinquente con parecchi agganci e tante amicizie.

Suo malgrado, Baby si ritroverà a fare da autista, o meglio da pilota, per una banda improvvisata composta da Buddy (Jon Hamm, l’indimenticabile Don Draper di Mad Men), la sua fidanzata Darling (Eiza González) e la testa calda Bats (Jamie Foxx). L’ultima rapina, in teoria. Una volta completato il lavoro sporco, infatti, il ragazzo ha in programma di andarsene per sempre insieme alla sua nuova amica Debora (la splendida Lily James). Peccato che, come avrete immaginato, le cose non andranno esattamente come tutti si aspettavano.

Baby Driver: la banda al diner

Baby Driver: la banda

Il film è decisamente piacevole, nonostante qualche prevedibilità di troppo ed alcuni momenti di una lentezza che proprio non si addice ad un film dove tutti vanno di corsa. La colonna sonora variopinta aiuta a mettere lo spettatore in linea con il contesto, per esempio quando Baby sceglie la canzone perfetta per il piano di fuga con l’auto e sincronizza la sua guida con le note (vi ricordate Hudson Hawk con Bruce Willis?).  

Molti i richiami ad altre pellicole. Macchine, rapine ed un team piuttosto variopinto vi ricorderanno The Italian Job. Lo stile, la fotografia ed il mix continuo tra musica ed azione, vi faranno pensare a The Man From U.N.C.L.E. di Guy Ritchie. Ed infine, sfido chiunque abbia visto Drive ad osservare Baby mettersi gli occhiali e gli auricolari prima di salire in macchina e a non pensare a quel Ryan Gosling di poche parole. Tutti questi richiami, più o meno evidenti, contribuiscono a rendere piacevole e simpatico Baby Driver ma, allo stesso tempo, si possono considerare un freno per i puristi o gli amanti dell’originalità. Ed è proprio questo, forse, l’unico grande difetto del film: la prevedibilità.

Quello che è certo è che con un cast del genere – al di là della bontà della storia – guardare lo schermo è comunque un piacere. Per assurdo è proprio il protagonista il volto meno noto, ma non per questo sfigura in mezzo a quei mostri sacri. Spacey è sublime nei monologhi in cui spiega i suoi piani alla squadra, sebbene si intraveda chiaramente l’influenza di Frank Underwood. Hamm, nei parti del criminale cattivo, all’inizio sembra faticare a scrollarsi di dosso il colletto bianco di Mad Men ma nella seconda parte del film vi saprà stupire. Foxx, poi, quando viene lasciato così a briglia sciolta sa tirare fuori il meglio (o il peggio) di sé. In pieno stile Django.  

Baby Driver: Baby e Debora

Baby Driver: Baby con Debora

E se per i maschietti il pollice è decisamente verso l’alto, per le femminucce ci potremmo addirittura alzare in piedi. Tanto la messicana González, come la britannica James (che quando parla non fa molto per nascondere le proprie radici) recitano alla grande. Cattiva e sexy la prima, dolce ed innocente la seconda. Due pezzetti che s’incastrano perfettamente in questo puzzle chiamato Baby Drive. 

Realizzato con un budget stimato di “soli” 35 milioni di dollari, Baby Driver ne ha già incassati 86 nei soli Stati Uniti e ben 120 a livello mondiale. In Italia arriverà solo a settembre, ma credo varrà la pena di aspettare.

Magari ascoltandone la colonna sonora per ingannare l’attesa.

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