Celentano, ‘uno di noi’ senza bisogno dei talent show

Il Clan Celentano agli esordi
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Adriano Celentano compie 80 anni e il mondo italiano della musica, dello spettacolo e della cultura gli rende omaggio. Difficile aggiungere qualcosa in più di quanto già non sia stato detto e scritto della storia di un cantante che ha segnato la musica italiana, fra i primi a portare il rock and roll nel mondo underground milanese.
Forse è proprio questo, l’essere cresciuto artisticamente negli scantinati della città, a renderlo speciale. Celentano è sbocciato come tanti rocker inglesi o americani, degli anni ’60, ’70 e ’80, le band che prima hanno conquistato pochi ‘fedeli’ che li andavano ad appplaudire in piccoli locali semisconosciuti, e solo dopo hanno potuto firmare contratti importanti con le migliori etichette discografiche.
Celentano, con il suo Clan, rappresenta tutto ciò che non è la musica di oggi, incapace di nascere da sola e spontaneamente, costretta a rincorrere l’ultima moda, scimmiottando atteggiamenti e ‘look’ che non le sono propri. Costruita scientificamente nei laboratori delle aziende televisive, proiettati in drammatici talent il cui risultato è già scritto prima del via. La storia di Celentano, traballante e difficile, è proprio quella “di uno di noi”, per citare “Il ragazzo della via Gluck”.
“Me lo ricordo che girava in una macchina tutta scassata e gibulenta, voleva fare come gli americani. Poi invece ha cominciato a fare bella musica”. Parole di mia madre, un’altra protagonista (per me almeno) di quel meraviglioso periodo dei ‘poveri ma belli’, quegli anni Sessanta in cui c’erano praterie da conquistare per costruire, in tutti i campi, musicale, sociale e industriale. In quella ‘macchina scassata e gibulenta (parola milanese che indica una carrozzeria rovinata)’ c’erano Celentano e Milena Cantù, la sua prima fiamma, la ‘ragazza del Clan’. Poi sarebbe arrivata Claudia Mori, complice di una storia che ormai aveva preso il via, dove gli scantinati avevano lasciato spazio ai film e ai grandi concerti. Celentano non era più ‘uno di noi’, ormai era già entrato nella storia della musica italiana.

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