Detroit. Sangue e razzismo nell’America del 1967

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Detroit non scorderà mai cosa accadde nell’estate del 1967. Le decine di morti, i danni alla città, la polizia, la guardia nazionale. Una rivolta razziale dagli effetti devastanti, abilmente raccontata nel nuovo film di Kathryn Bigelow.

Nel sessantasette, il 93% del dipartimento di polizia di Detroit era costituito da bianchi. Di questi, la stragrande maggioranza era dichiaratamente anti-afroamericana. Un odio represso e ricambiato che aspettava solo una ragione di esplodere in faccia alla gente. E quella ragione arrivò proprio nell’estate di quell’anno. 

Il 23 luglio, le forze dell’ordine irruppero in un bar illegale in un quartiere “nero”, dove si stava festeggiando il ritorno a casa di due veterani del Vietnam. Lo scopo era quella di arrestare gli organizzatori dell’evento, ma la gente si oppose e iniziarono le manifestazioni anti odio razziale. La situazione si aggravò esponenzialmente, culminando in tragedia la notte del 25 luglio. Al motel Algiers, alcuni poliziotti pestarono diverse persone di colore che si erano rifugiate nella struttura, finendo per ucciderne tre. 

Detroit, il nuovo film di Kathryn Bigelow, che nel 2010 fu la prima donna della storia a vincere l’Oscar per la regia, racconta proprio quello che successe in quei giorni drammatici. E, come avrete già immaginato, lo fa senza usare troppi filtri. Si tratta di un film crudo, violento, perché non esiste in altro modo di raccontare quell’incubo

Detroit: manifestazioni del 1967

Detroit: le manifestazioni del 1967

Detroit comincia con un po’ di storia, che mette subito lo spettatore in contesto. Ci racconta la migrazione degli afro-americani dalle campagne del Sud alle città industriali del Nord. Con le annesse difficoltà di integrazione con le comunità locali. Dopo un’inizio disteso, il crescendo di tensione è inarrestabile. Con questo film, la Bigelow – che ha fatto del genere drammatico basato tu fatti reali il suo cavallo di battaglia – conferma di sapere come si fa a catturare lo spettatore e a non mollarlo fino a i titoli di coda. 

Storie differenti di persone differenti si mescolano tra loro per incrociarsi tutte in un momento preciso. Quello del massacro al motel Algiers. La più impressionante di tutte è forse quella del gruppo R&B The Dramatics, che era appena giunto a Detroit in cerca di un contratto. La mattina del 25 avrebbero dovuto dare un concerto in una chiesa locale, ma la polizia lo fece annullare, intimando gli artisti di lasciare la città. Prima di andarsene, il gruppo canta un pezzo a cappella nella sala vuota. Una scena davvero toccante.

Purtroppo, l’autobus con il quale cercavano di lasciare la città viene bloccato dai manifestanti in rivolta e il gruppo si divide. Il cantante Larry Reed (Algee Smith) e l’amico Fred Temple (Jacob Latimore) sono costretti a rifugiarsi proprio nel motel Algiers. Incontreranno Julie (Hannah Murray) e Karen (Kaitlyn Dever), due giovani ragazze caucasiche, i loro amici di colore Carl (Jason Mitchell) e Aubrey (Nathan Davis Jr.), e Green (Anthony Mackie), uno dei due veterani del Vietnam che la gente voleva festeggiare. A due passi dal motel, la guardia giurata Melvin Dismukes (John Boyega) sta proteggendo un piccolo supermercato, incurante di quanto sta per accadere.

Carl, nello stupido tentativo di impressionare gli altri, si mette a sparare con una pistola giocattolo. I colpi attirano l’attenzione dei militari, che pensano si tratti di un cecchino e aprono il fuoco verso l’Algiers. Capitanate dal poliziotto Krauss (Will Poulter), e accompagnate del guardia giurata Dismukes, accorso immediatamente sul posto,  le forze dell’ordine fanno irruzione nel motel. Quello che accade da qui in poi è uno scempio. Una vergogna di cui, ancora oggi, la società americana paga le conseguenze in termini di tensione razziale. 

Detroit: Krauss. Poliziotto razzista

Detroit: Krauss, il poliziotto razzista

Detroit è un film difficile da guardare. Le scene di violenza sono particolarmente forti e continue. Tanto da aver sollevato alcune critiche negative nei confronti della regista Bigelow e dell’autore della sceneggiatura, Mark Boal. La realtà è che, molto probabilmente, i due autori hanno realizzato esattamente il film che volevano. Una pellicola di protesta volutamente cruda che possa risvegliare l’opinione pubblica e che costringa il mondo a non dimenticare. 

Tutto il giovane cast di Detroit ha recitato alla grande, ma Poulter è davvero di una spanna sopra agli altri. Il suo poliziotto Krauss, razzista e crudele, fa gelare il sangue. Pare che lo scrittore Boal si sia ispirato con alcune registrazioni della radio della polizia, in cui si possono ascoltare conversazioni reali tra gli agenti. Per tutto il film proverete un misto di paura e odio per quell’uomo e per tutto il male che ha causato. 

Detroit giunge in Italia dopo aver debuttato negli Stati Uniti lo scorso agosto. Come spesso accade ultimamente, pubblico e critica non hanno dato un giudizio unanime sul film. Sebbene storia, regia e interpretazioni abbiano ricevuto le lodi dei salotti buoni, gli incassi sono stati molto bassi. Probabilmente perché stiamo parlando di un buon film, ma non certo di uno da guardare con spensieratezza. 

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