Federico Lorefice, quando la passione per il cibo nasce con te

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Ho conosciuto Federico Lorefice anni fa. Stava cercando un consulente per la comunicazione, ci hanno messi in contatto e abbiamo cominciato a lavorare insieme su svariati progetti. Abbiamo iniziato a sentirci, da subito, quasi quotidianamente e a condividere passioni e valori. Ma ci sono voluti un paio di anni prima che scoprissi la sua storia, che mi ha raccontato a piccoli pezzi con pudore e gentilezza, attento come sempre a non lasciare che la competenza venisse scambiata per arroganza, che l’esperienza venisse vissuta come supponenza o che la discrezione venisse vissuta come freddezza. Entrando nella storia di Federico ho scoperto che ci sono passioni che nascono insieme alle persone, e crescono con loro rendendo impossibile capire quale sia il sogno, quale la passione e quale la personalità. Ed è esattamente questo il caso di Federico Lorefice, fondatore e amministratore delegato di Congusto Gourmet Insistute, e della sua passione per il ricevere, il cibo, la condivisione. Una storia che inizia da lontano e che ha sapori antichi, che parla di ricette in cucina, ma anche nella vita. La storia di Federico ci insegna a costruire il quotidiano con la concretezza più che a cercare sempre nuove strade; a perseverare più che a cambiare al primo accenno di noia o di cambiamento; ad approfondire un ambito specifico, più che ad esplorare mille argomenti.

Ti farò la domanda più scontata con cui si possa iniziare un’intervista: da dove nasce la tua passione?

Sorride, gli si illuminano gli occhi, inizia sottovoce. “Credo che sia nata con me. Il racconto che ricordo da sempre, che mia nonna prima e mia mamma poi facevano a tutti è di quando avevo 6 anni. Stavo facendo il riposino con la nonna e quando lei si è addormentata sono sgattaiolato fuori dal letto e sono andato in cucina, ho deciso che avrei preparato una torta. Dopo poco mia nonna si è accorta della mia assenza ed è corsa in cucina: mi ha letteralmente trovato con le mani nel sacco, stavo impastando la torta… Si è intenerita e ha acceso il forno.
Il primo capolavoro?

Il primo disastro! Non avevo messo il lievito…

A occhio e croce non hai desistito…

Macché, non mi allontanavo mai dalla cucina. Considera che io sono di origine siciliane e ho vissuto la terra dei miei genitori sin dai primi mesi di vita. I miei ricordi più belli sono in cucina, con le nonne e la mamma che cucinavano ogni tipo di leccornia, per noi e per gli ospiti che a casa nostra non mancavano mai. A 13 anni ho iniziato a organizzare feste per gli amici

Nel senso che facevi l’event planner?

Più o meno. Indossavo i costumi che mi cucivano e organizzavo festicciole, decidendo cosa avremmo preparato per il buffet e organizzando la scaletta della giornata. Ho avuto successo e ho spontaneamente continuato, senza mai pensare a cosa volessi fare.

Poi? come si è evoluta la tua carriera? Cos’hai fatto dopo le feste dei tredicenni?

L’imprenditore.

A 14 anni?

Ne avevo 17, sono stato selezionato da una giuria di un concorso europeo e ho vinto il premio come imprenditore più giovane d’Europa

Un passo per volta. Come hai fatto in 3 anni a passare dall’adolescenza all’imprenditoria?

Ho iniziato la scuola alberghiera, ma non mi è piaciuta. Ho deciso quindi di fare ragioneria, ma a 15 anni ho incontrato una persona straordinaria: il prof. Cheli, uno scenografo. Lui mi ha insegnato che costruire un’emozione visiva è importante quanto gustarla. Ho imparato ad unire le due cose, ad immaginare gli allestimenti di una tavola e a costruire un evento. A 17 anni ho aperto una piccola società di catering e sono partito per la Francia, dove ho imparato la differenza tra i nostri cuochi e i loro Chef; oltralpe sono più focalizzati sull’aspetto culturale della preparazione, dei cibi, le materie prime, noi ci siamo arrivati successivamente. A quel punto decido: torno in Italia e importo il modello francese, con grande successo. Vinco il concorso e poco dopo vengo convocato dal Consolato monegasco: Sua Altezza il Principe Alberto di Monaco mi commissiona due eventi, uno in un palazzo della famiglia Grimaldi e uno in un hotel. Erano anni diversi, c’era più ottimismo e una grande attenzione ai giovani e alle loro passioni; il lavoro era visto non come un generatore di denaro ma come un modo di esprimersi, di dimostrare il proprio valore, di far emergere le proprie idee e la propria personalità

Sono passati 20 anni, hai smesso di fare catering e, insieme a Daniel Stoico, gestisci una delle più importanti scuole di cucina italiane. Com’è nata questa nuova parte del percorso?

Dieci anni fa, dopo 10 anni di catering, mi sono reso conto che non avevo più niente da dare e da dire. Poco tempo per fare ricerca, gli eventi stavano perdendo la parte di passione. C’erano però aspetti che potevano essere esplorati e modificati. Buona parte degli eventi erano matrimoni, e gli sposi venivano ad assaggiare le pietanze scelte per il loro menu, ma non entravano mai in contatto con lo chef, non partecipavano alla creazione dei piatti, non sapevano chi avrebbe cucinato per loro. Ho fondato Congusto Gourmet Institute ed abbiamo iniziato ad organizzare “Kitchen my love”, il corso per futuri sposi, che proponiamo ancora oggi e che continua ad avere un ottimo riscontro. Poi è nato il corso per i single, e pian piano gli altri; abbiamo seguito l’evoluzione della società, dando vita ad una sorta di percorso del costume visto dalla cucina. Oggi la nostra maggiore focalizzazione è sui corsi professionali per Chef, Pasticceri, Pizzaioli, Manager di Sala. E per super appassionati che non si accontentano più di corsi amatoriali e vengono a scoprire i segreti dei professionisti. 

 

Sabrina Antenucci
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