Giardini Herrera, ennesimo schiaffo al Milan

Helenio Herrera e Nereo Rocco, il derby a distanza continua
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Il fantasma di Helenio Herrera, sarcastico e insolente, continua ad aleggiare sopra le teste dei tifosi milanisti che lo hanno sportivamente detestato per tanti anni. La dedica dei giardini prospicienti allo stadio di San Siro all’allenatore argentino nato a Buenos Aires nel 1910 ha creato un vero e proprio ‘caso’, anche e soprattutto perché non si tratta della prima ‘violenza’ toponomastica che, a Milano, favorisce in maniera sfacciata la sponda nerazzurra del calcio metropolitano.
A cominciare dallo stadio, quel San Siro costruito da Piero Pirelli, presidente del Milan, e inaugurato nel 1926 come ‘casa’ esclusivamente rossonera per vent’anni, fino al dopoguerra, quando vi si accasò anche l’Inter, proveniente dall’Arena. Il nome di Giuseppe Meazza vi viene affiancato nel 1980, con Carlo Tognoli sindaco di Milano, noto tifoso interista, con la ‘scusa’ che il ‘balilla’ vestì entrambe le squadre delle società calcistiche milanesi, un argomento piuttosto risibile, visto che Meazza è sempre stato un simbolo del Biscione, mentre indossò per soli due anni, a carriera praticamente finita, la casacca del Diavolo, cosa di cui, a posteriori, disse pubblicamente di vergognarsi. A completamento della ‘interistizzazione’ della nomenclatura cittadina, la dedica del piazzale antistante lo stadio ad Angelo Moratti, storico presidente nerazzurro degli anni ’60.
Ora la vicenda Herrera getta altra benzina sul fuoco della rivalità stracittadina, anche perché, in effetti, non si capisce per quale motivo sia stato privilegiato a ‘prima scelta’ di un giardino nei pressi dello stadio un allenatore straniero e sicuramente meno vincente di Nereo Rocco, che a Milano, peraltro da italiano, ha legato un periodo di tempo maggiormente costellato di successi, e che può aggiungere un profilo umano profondo (la storica immagine del Paròn), cui la figura spesso provocatoria e polemica del sudamericano non poteva nemmeno lontanamente essere paragonata (senza citare i sospetti di uso di doping gettati recentemente sulla sua gestione atletica della squadra). I numeri parlano chiaro: con l’Inter Herrera vinse sette titoli (tre scudetti, due coppe dei Campioni e due coppe Intercontinentali) fra il 1963 e il 1966, mentre Rocco con il Milan mise in bacheca dieci trofei (due scudetti, tre coppe Italia, due coppe dei Campioni, due coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale) fra il 1961 e il 1977, cui aggiunse anche un Seminatore d’Oro (un vero e proprio scudetto per gli allenatori) e la consapevolezza di avere vinto anche con un Milan in versione ‘Piccolo Diavolo’, mentre Herrera trionfò solo con la cosiddetta Grande Inter degli anni ’60.
Insomma, sulle vicende legate alla nomenclatura cittadina pare influire molto la fede calcistica di chi la città abbia gestito per anni, dai sindaci quasi sempre interisti alla presenza ingombrante della famiglia Moratti nelle alte sfere istituzionali, dalla ormai netta preferenza verso il Biscione da parte della medio alta borghesia cittadina alla promessa della nuova dirigenza interista di investire abbondantemente in città, trasportando bagagli e campi di allenamento dalla storica area di Appiano Gentile alla Piazza d’Armi sita non troppo distante dallo stadio di San Siro. Pardòn, Giuseppe Meazza.

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