I bambini non si toccano, né da vivi né da morti.

RIPRODUZIONE RISERVATA : Copyright MilanoReporter

Sono disgustata. Ho pensato di essere contrariata, impressionata, addolorata, infuriata. Poi ho capito che l’aggettivo giusto era esattamente: disgustata.

Giornali, on line, social network, sono di nuovo uniti e compatti per salvare il mondo, e pensano di farlo postando la foto di un cadavere. Attenzione, questa volta non è un cadavere qualsiasi, la posta in gioco è altissima e il livello sale. Oramai abbiamo visto esecuzioni dell’ISIS (vere o costruite) in video, cadaveri in mare, corpi all’obitorio; dobbiamo trovare qualcosa di più “pulp” per i 15 minuti di gloria. Che si fa? Un bambino, che domanda. Ed ecco la foto di un piccolino morto in mare e fotografato da qualche anima pia che ha ben pensato di mettere l’immagine in circolazione e che è puntualmente rimbalzata urbi et orbi tra il popolo degli indignados da tastiera.

Non sperate di trovarla qui. Non ci saranno foto di alcun tipo, in questo articolo. Se volete vedere la foto andate da un’altra parte, noi abbiamo troppo rispetto per i bambini, per la vita e per la morte per giocare con la dignità di un piccoletto che non ha potuto difendersi e non lo farà mai. Che non può diventare grande e fare il giro delle bacheche a gridarvi di mettere le vostre di foto, da defunti. Che non può più esigere il rispetto di base che si deve ad ogni essere umano. Mi chiedo davvero cosa diamine pensino di fare queste persone postando la foto. Le didascalie dicono cose tipo ‘non avrei voluto, ma non possiamo chiudere gli occhi’. No, certo. Ma mi sento di tranquillizzarvi, siamo un popolo di voyeuristi. Gli occhi non li chiudiamo, noi; anzi, non vediamo l’ora di ficcanasare nelle vite altrui. Perché quando si tratta di guardare qualcosa di nostro gli occhi sono stranamente serrati, è il resto che ci interessa.

Siamo ipocriti; ipocriti e voyeuristi. Ci piace guardare la sofferenza altrui, mostrarla pubblicamente e condividerla, ma non abbiamo il coraggio di dichiararlo. Ci nascondiamo quindi attraverso la patina di finto buonismo e ci creiamo gli alibi. ‘Non volevo, ma dovevo assolutamente condividere lo strazio…’ Un po’ come quando raccontiamo delle disgrazie altrui – vere o presunte – che ci fanno più piacere di una vincita al super enalotto, con quello sguardo di circostanza e la voce appositamente fioca: ‘sembrava che il lavoro gli andasse così bene, poi per colpa di un cliente che non ha pagato si è dovuto vendere la villa al mare, lo chalet in montagna e la Ferrari. Adesso gira in 500 e fa fatica ad arrivare a fine mese, poverino.’ Dite la verità: quanto vi piacciono queste storie? Credo che la follia dei profughi rientri nella stessa identica casistica. ‘Non si possono chiudere gli occhi, bisogna condividere la foto di un cadavere in riva al mare. Col corpicino lambito dalle onde che ignare della tragedia non cessano di fluire; come a parafrasare la spietata metafora della vita. Solo che questa era una tragedia che poteva essere evitata’ Vi suona famigliare? Bene, ho una notizia per voi. Questa non è l’unica tragedia che possiamo evitare. Possiamo evitare che il vicino di casa si suicidi perché è anziano e solo, perché è pieno di debiti, perché si vergogna della sua omosessualità. Possiamo evitare che una mamma pianga tutte le notti perché non sa come sfamare suo figlio, che una vicina tremi ogni sera per la paura di essere picchiata dal marito, che un ragazzo diventi violento o drogato perché non trova nessuno in grado di ascoltarlo e supportarlo senza giudicare. Ma questo è troppo difficile, bisognerebbe fare qualcosa. Bisognerebbe davvero essere delle Persone, avere un cuore, interessarsi agli altri. Così è tutto più facile: due clic e via! La coscienza è salva, ci sentiamo delle persone migliori. Sentiamo di aver fatto qualcosa per questo mondo, abbiamo detto la nostra! Abbiamo scaricato la colpa su qualcun altro, dimostrando di essere migliori.

Che schifo. Lasciatemelo dire, che schifo. Vergognatevi per quello che avete fatto a quel bambino, e imparate qualcosa da quell’immagine. Imparate a fare la differenza nella vita delle persone. Rispettatele, tutte, mentre sono in vita. Sorridete, smettete di spettegolare, aiutate, smettete di giudicare. Siate un po’ più esseri umani e meno tigri della tastiera. Fate in modo di avere una sola faccia da lavare al mattino, si fa prima.

E postate le foto dei vostri defunti, se proprio ci tenete. I bambini non si toccano, né da vivi né da morti.

Sabrina Antenucci
Mi trovi su:

Sabrina Antenucci

direttore@milanoreporter.it
Sabrina Antenucci
Mi trovi su:

2 Comments

  1. Concordo dalla prima parola al punto finale. Tutti erano indignati quando il tizio aveva fatto il selfie con la salma di Pino Daniele ma non si indignano con i media che hanno pubblicato la fotto di un povero bimbo. Nulla, non ce la fanno proprio a non essere morbosi

  2. Non concordo per nulla, ha smosso più quella foto pluri postata che decine di post “politically correct” come il tuo.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*