IT ed un remake quasi perfetto

IT 2017
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Che IT faccia paura non è certo una novità. Tanto il libro originale di Stephen King del 1986, quanto la mini-serie TV del 1990 diretta da Tommy Lee Wallace, hanno rovinato irrimediabilmente la figura del clown nell’immaginario collettivo di un’intera generazione. E se pensavate che la versione cinematografica del 2017 potesse riabilitarla, vi sbagliavate di grosso. 

Ricordo ancora la notte di febbraio del ’93 in cui mi misi davanti alla TV a guardare IT. Non avevo la minima idea di che film fosse, e non avevo nemmeno la voglia di preoccuparmi di genere, attori o trama. Avevo quattordici anni ed ero campione mondiale di zapping. A fermare il mio pollice quanto basta per farmi catturare dalla storia fu…. la paraffina.  

Santo cielo, la paraffina! E chi lo sapeva cosa fosse la paraffina? Quel ragazzino però sembrava averne tremendamente bisogno per costruire una barca di carta che potesse galleggiare e questo mi incuriosì. La ciliegina sulla torta fu il fatto che doveva andare a prenderla in una cantina buia e misteriosa, indizio che mi fece immediatamente pensare ad un film dell’orrore, un genere per cui provavo (e provo tuttora)  amore ed odio.  Dopo che il fratello maggiore spalmò per bene la pancia della barchetta con quella misteriosa sostanza, svelandomene la composizione, ammetto di aver perso per un attimo l’interesse per la storia, ma poco dopo, vedendo il piccolino uscire di casa per provare la sua creazione sulla strada inondata dalla pioggia, ebbi la sensazione che qualcosa stava per succedere e decisi di continuare a guardare. 

IT (1990): Pennywise

IT (1990): il Pennywise originale

Quello che successe poi è uno dei ricordi televisivi più spaventosi e belli che posseggo. La barchetta galleggiante scivola in un tombino al lato della strada e George, era questo il nome del bambino, ci guarda dentro per cercare di recuperarla. Ed è in quel momento che Pennywise (IT) si palesa per la prima volta.
Che ci fa un pagliaccio nelle fogne? Pensai, stupito quanto il ragazzino. Beh, però è simpatico, mi dissi sentendolo chiacchierare amabilmente. Va bene, però… nelle fogne?… Ma è così simpatico! Continuavo a ripetermi, con quella sensazione nella pancia che qualcosa di orribile stesse per accadere. Ed infatti accadde. Da quel momento non riuscii più a distogliere lo sguardo dalla TV né a guardare un clown con gli stessi occhi.

Ad essere sinceri, la prima parte della mini-serie TV – che raccontava i fatti accaduti quando i sette protagonisti del racconto erano bambini – era di gran lunga migliore della seconda, nella quale gli amici si ritrovano una trentina d’anni più tardi per tornare a combattere il mostro redivivo. In questa seconda parte vengono meno la freschezza in stile Goonies dei giovani ed emergono tanto le limitazioni tecniche (effetti speciali da dimenticare) che quelle di budget (la casa produttrice lo limitò di molto). Tutto sommato, però, IT fu e rimarrà per sempre uno dei pilastri del mondo del cinema fantastico e dell’orrore degli anni ottanta e novanta.   

IT (2017): Pennywise

IT (2017): il Pennywise dei giorni nostri

L’adattamento cinematografico del 2017 è arrivato nelle sale dopo un’attesa lunga e sapientemente alimentata dalla macchina del marketing ed i risultati al botteghino si sono visti. C’è da dire anche che il lavoro fatto sia a livello di sceneggiatura ( Chase PalmerCary Fukunaga) che di regia (Andy Muschietti) è stato ottimo. Forse discutibile il montaggio di stile molto americano ed alcuni effetti speciali che, tutto sommato, potevano essere studiati meglio, ma nel complesso è ben fatto. Buone anche le interpretazioni degli attori, a cominciare da Bill Skarsgård nel ruolo del clown Pennywise. Meno divertente e goffo del bravissimo Tim Curry della versione del novanta, ma più spaventoso. I bambini poi, hanno fatto ampiamente il loro dovere, primo su tutti Finn Wolfhard, già protagonista del successo Netflix Stranger Things

Il film, in realtà, racconta solo la prima parte delle vicende narrate nel romanzo. Quelle che si svolgono quando i protagonisti sono adolescenti, e rimanda al sequel (che è già programmato per il 2019) il secondo round della lotta contro IT. Una mossa astuta sia dal punto di vista degli incassi che da quello delle difficoltà, considerando che è proprio la parte finale del racconto quella più difficile da mettere in scena. 

A differenza del suo predecessore, IT è caratterizzato da scene molto cruente, dove nessuno – nemmeno i bambini – viene risparmiato. Già la prima scena con George (Jackson Robert Scott) che perde la barchetta, viene raccontata attraverso immagini molto più crude, sebbene i dialoghi siano rimasti più o meno gli stessi. La velocità e la tensione sono un continuo crescendo e lasciano ben poco spazio per rilassarsi allo spettatore e ad alcuni personaggi secondari di raccontarsi, aspetto questo che magari renderà la visione meno fluida per coloro che non conoscono già la vicenda. Quello che è certo è che l’adrenalina scorrerà a fiumi, complice anche il miglioramento tecnico della cinematografia rispetto al 1990. 

IT (2017): gli occhi

IT (2017): gli occhi del mostro

IT è un bel film ma se ripenso alle sensazioni di quando vidi la prima versione, credo che in questa manchi qualcosa. Non si tratta della storia, quella è ben raccontata, e di certo non è una questione di regia, recitazione o montaggio. E’ qualcosa di più sottile.

Il Pennywise interpretato da Tim Curry non faceva subito paura, sembrava un vero clown grazie al naso ridicolo, la parrucca enorme e la faccia simpatica. Quello di Skarsgård, invece, terrorizza fin dalla prima inquadratura a causa degli occhi inumani, il trucco studiato per turbare chi lo guarda e i denti da castoro che poggiano sul labbro carnoso. Una differenza sostanziale che, nella versione moderna, priva lo spettatore dell’evoluzione del personaggio facendo pendere la bilancio più verso uno spavento improvviso che la paura costruita. Il nuovo IT fa più paura del primo e si mostra per il mostro che è dopo i primi cinque minuti di film. In quello del novanta il pagliaccio simpatico, pur non facendo nulla per nascondere la sua anima maligna, ci metteva un bel po’ a rivelarsi per il mostro che era e questo dava spessore alla storia perché la nostra paura cresceva insieme a quella dei protagonisti.

IT è già un successo mondiale, vi farà saltare sulla sedia senza mai darvi un attimo di tregua.
Ironia della sorte, è proprio questa sua tremenda intensità ad essere sia la sua più grande virtù che la sua peggiore debolezza. Specialmente per coloro che hanno visto la versione di ventisette anni fa.

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