Suburra. La prima produzione italiana di Netflix

Suburra Netflix
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Suburra è un racconto crudo e sfrontato su una Roma sconosciuta e insospettabile. Che si tratti di fantasia o realtà emoziona e toglie il fiato. Per Netflix, un’esordio italiano niente male.

La prima lezione di Suburra arriva quasi alla fine del decimo episodio. “Roma non si governa, al massimo si amministra”, dice il consigliere comunale Cinaglia a Smurai. Il malavitoso che controlla i giri sporchi della città.

Una lezione che già imparammo grazie al romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, nel 2013. Due anni più tardi, toccò a Stefano Sollima trasporre sul grande schermo le vicende di Suburra, e fu un successo.
Questa serie prodotta da Netflix, altro non è che un prequel di quel film che narrava fatti accaduti nel 2011. Fatti inventati, apparentemente, ma pur sempre ispirati a storie vere sugli intrighi di potere della nostra capitale.

Ci troviamo nel 2008. il progetto di un nuovo porto per Ostia, dietro al quale si nasconde la mafia siciliana, fa iniziare una lotta di potere tremenda tra fazioni diverse. A tirare i fili di tutta l’operazione, troviamo il misterioso Samurai (Francesco Acquaroli). L’uomo che controlla le le organizzazioni familiari che gestiscono tutta Roma. 

Tra queste, ne spiccano due. Gli Adami, che controllano Ostia e il litorale, e gli zingari, che controllano diverse zone del centro. La famiglia Adami è comandata dal padre Tullio e dai due figli Livia (Barbara Chichiarelli) e Auereliano (Alessandro Borghi). Gli zingari, invece, sono controllati da Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi), fratello maggiore di Alberto, detto Spadino (Giacomo Ferrara).

Suburra: Aureliano, Spadino, Cardinale

Suburra: Aureliano e Spadino minacciano il Cardinale

Naturalmente, in una faccenda di potere che si rispetti, non possono mancare Chiesa e politica. La prima rappresentata (ovviamente) dal Vaticano e i suoi cardinali, abilmente supportati dal revisore dei conti Sara Monaschi (Claudia Gerini). La seconda dal consigliere Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), un idealista stanco di non partecipare ai tavoli importanti. 

Non mancano alcuni outsider, come il giovane Lele (Eduardo Valdarnini), un piccolo spacciatore che è anche figlio di un poliziotto. O la Contessa (Elisabetta De Palo), burattinaia di un’alta società romana che ci ricorda, in parte, La Grande Bellezza di Sorrentino. 

Gli ingredienti, insomma, ci sono tutti. E Suburra non tradisce le attese. Gli intrecci di potere regalano continui colpi di scena. Sostanzialmente ciascuno di questi personaggi ha in testa un obiettivo, qualcuno che gli permetterà di raggiungerlo, e qualcuno a cui rendere conto. Ogni  episodio nasconde colpi di scena poderosi e, narrando le vite dei protagonisti, riesce a trattare tematiche che vanno oltre la malavita. 

Ottima la regia di Michele PlacidoAndrea Molaioli e Giuseppe Capotondi. Con il primo che ci fa rivivere le emozioni di Romanzo Criminale. Unica pecca, a mio avviso, la forzatura del format che per tutti e dieci gli episodi ci mostra un fatto e, successivamente, quello che è accaduto il giorno prima. Interessante in un paio d’occasioni, stucchevole in altre.

Suburra: Gerini

Suburra: Claudia Gerini

Bel lavoro degli interpreti maschili e femminili. Quasi tutti romani, calzano a pennello in questo contesto. Solidi Borghi e la Gerini, ma anche Nigro e Ferrara si distinguono per i loro personaggi. Solo il Manfredi di Dionisi è sembrato un poco forzato, ma alla lunga finisce comunque per piacere.

Suburra coinvolge da subito, grazie a una scena d’esordio scandalosa e irriverente, in cui un cardinale partecipa a un festino con droga e alcol dal finale disastroso. Ma questa serie ha molto di più da offrire. Non si tratta semplicemente di gente che mente, gode e conta i soldi. In Suburra intravediamo un mondo che ci affascina e spaventa. Una società di cui vorremmo sapere di più e con cui non vorremmo avere niente a che fare. 

La prima stagione di Suburra è disponibile in Netflix in tutto il mondo e verrà trasmessa anche da Rai Due nel 2018. Non vi sono notizie in merito a un’eventuale seconda stagione. Il finale della prima, comunque, ci fa ben sperare per un’eventuale continuazione.

Se saranno tutti d’accordo, naturalmente.

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