The Post. Il coraggio di raccontare la verità

The Post
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The Post, l’ultima opera cinematografica di Steven Spielberg, ci racconta in maniera impeccabile come il coraggio di pochi possa cambiare la storia.  

Facciamocene una ragione. The Post non sarà il principale protagonista della prossima cerimonia di assegnazione degli Oscar, il prossimo 4 marzo. Difficilmente vincerà le due statuette per cui è in corsa (miglior film e migliore attrice protagonista), ma ciò nonostante rimane uno dei migliori film dell’anno passato.

Il film si basa su fatti realmente accaduti, che hanno segnato una Presidenza – quella di Nixon – oltre che la coscienza di un intero Paese e il destino di un giornale che oggi è tra i più autorevoli al mondo. Il Washington Post, appunto.
Daniel Ellsberg si occupava di analisi e strategie militari quando venne incaricato dal governo americano di misurare i progressi e le possibilità di vittoria nel conflitto del Vietnam. Nonostante il suo parere assolutamente negativo, il messaggio che venne fatto passare, in quell’occasione e in quelle successive, fu sempre di un progresso netto che stava portando gli Stati Uniti verso una vittoria schiacciante. A inizio anni settanta, Ellsberg ebbe l’occasione di mettere le mani su alcuni documenti top secret relativi alle vere ragioni e all’effettivo progresso nella guerra del Vietnam e, coraggiosamente, decise di passarne una copia al New York Times. 

The Post: il dialogo iniziale tra Tom Hanks e Meryl Streep

The Post: lo splendido dialogo iniziale tra Tom Hanks e Meryl Streep

La storia di Ellsberg (Matthew Rhys) s’incrocia con il destino di un giornale che, in quel momento, era poco più che un giornale locale. Il Wahington Post di Kay Graham (Meryl Streep) che ha per capo redattore Ben Bradlee (Tom Hanks). La Graham sta lottando per salvare la testata dopo la morte del marito, ma nonostante gli sforzi editoriali ed economici non riesce a svoltare. Quando il New York Times pubblica l’articolo sui documenti del Pentagono, Bradlee vede un’opportunità giornalistica immensa di cavalcare la notizia e, grazie al lavoro dell’amico giornalista Ben Bagdikian (uno strepitoso Bob Odenkirk), riesce a mettere le mani sull’intera collezione di documenti. La decisione di pubblicare o no quelle notizie sarà la più difficile che i due abbiano mai preso. Da essa dipenderà il loro destino personale, quello dei loro amici e, naturalmente, quello del giornale.  

Sono andato a vedere The Post senza informarmi troppo sulla vicenda o sulla trama, perché credo sia così che si dovrebbe affrontare qualsiasi film di Spielberg. Le immagini, i dialoghi, le emozioni vivide dei personaggi sono la guida migliore per apprezzare ogni suo racconto. Per le analisi dettagliate c’è sempre tempo. Anzi, è impossibile non volerle fare considerando il livello di coinvolgimento che generano queste pellicole. 

The Post non fa eccezione. La storia, scritta per Spielberg da Liz Hannah e Josh Singer, è coinvolgente. Nei primi minuti del film sembra un poco lenta, ma è proprio lì che il contributo magistrale di Tom Hanks e Meryl Streep si nota maggiormente. Il loro dialogo iniziale, al caffè, è una vera perla. Davvero eccellente anche il lavoro di Bob Odenkirk, capace di trasmettere perfettamente la tensione di quei giorni e il coraggio che quelle azioni richiedevano. 

The Post: Spielberg

The Post: Steven Spielberg

The Post contribuisce a nobilitare l’importanza del vero giornalismo. Renderà orgogliosi coloro che hanno dedicato o stanno dedicando la loto vita a informare gli altri, e ricorderà ai lettori quanto ci possa essere in gioco ogni volta che una redazione mette una notizia a loro disposizione.

Il film è disponibile nella sale italiane dallo scorso primo febbraio. Realizzato con un budget di 50 milioni di dollari, ne ha incassati oltre 80 in meno di due mesi. Il mio consiglio è di non perderlo. Saranno due ore emozionanti. Esattamente quello che ci si aspetta da un film di Steven Spielberg. 

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