Ti vedo, ti sento, mi perdo in prima assoluta alla Scala

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In scena dal 14 novembre, lo spettacolo di Jürgen Flimm con la direzione di Maxime Pascal e le voci di Laura Aikin e Charles Workman protagonisti è un nuovo passo nella collaborazione sempre più stretta fra il Teatro alla Scala e Milano Musica

Salvatore Sciarrino compie 70 anni e il Teatro alla Scala, insieme alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino, gli commissiona una nuova opera. Ti vedo, ti sento mi perdo – Aspettando Stradella (edizioni Rai Com) con la regia di Jürgen Flimm, la direzione di Maxime Pascal e Laura Aikin e Charles Workman protagonisti, sarà in scena a Milano dal 14 al 26 novembre 2017 e a Berlino dal 7 al 15 luglio 2018.

A Milano la prima si inserisce nel quadro della rinnovata collaborazione fra il Teatro alla Scala e Milano Musica, che quest’anno dedica il Festival, ventuno concerti cui si aggiungono incontri e presentazioni dal 21 ottobre al 3 dicembre, a “Salvatore Sciarrino. L’eco delle voci”. La collocazione di un titolo contemporaneo in Stagione in corrispondenza con il periodo di attività del Festival costituisce un’importante opportunità per sinergie sempre più strette. Tra le iniziative dedicate al compositore si segnala anche la mostra “Salvatore Sciarrino. Il segno e il suono” a Palazzo Reale: una mostra promossa da Comune di Milano, Palazzo Reale e Archivio Storico Ricordi che presenta documenti e materiali sul processo compositivo di Sciarrino provenienti dall’Archivio Storico Ricordi e dalla Fondazione Paul Sacher di Basilea. Si forma così a Milano una rete di istituzioni unite nella promozione della musica del nostro tempo.

Personaggio romanzesco, autore fortunatissimo nel suo tempo ma anche originale anticipatore, Alessandro Stradella (1639-1682) è stato portato in scena in passato da compositori tra i quali il giovanissimo César Franck (Stradella, 1841) e Friedrich von Flotow (Alessandro Stradella, 1844) che si sono concentrati sugli aspetti sentimentali della sua vita e sulla sua tragica fine a opera di sicari di un marito tradito. Opposto l’approccio di Sciarrino, anche librettista, che aggiunge alla sua opera il sottotitolo “Aspettando Stradella”: il compositore è raccontato in absentia, protagonista assoluta è la sua musica. Nello stanzone di un palazzo a Roma si sta provando una cantata. Lo spazio scenico è articolato in tre livelli: nel primo, dove si prova la cantata, trovano posto la Cantatrice, il Coro e gli strumentisti. Nel mezzo agiscono i Servi del palazzo, che commentano l’azione nella tradizione della Commedia dell’Arte. Alla ribalta il Letterato e il Musico, accanto a visitatori, curiosi, strumentisti che attendono il loro turno per suonare. L’opera è attraversata da due temi pervasivi: il primo è il distacco prima di perdersi, che s’intreccia con la riflessione sul processo della creazione artistica, le storie di Ulisse e delle Sirene, il mito di Orfeo. Il secondo tema la centralità, nella natura umana, della presenza fisica del corpo, dei sensi e della passione. Nella trama orchestrale di Sciarrino emergono le musiche di Stradella, squarci di memoria trattati in modo da farne risaltare la straordinaria novità, il ponte verso sonorità successive di secoli.

Con Ti vedo, ti sento, mi perdo Sciarrino prosegue il suo personale dialogo con il Barocco. Un lungo percorso di cui fanno parte la «natura morta in un atto» Vanitas (1981) e le opere Infinito nero (1998) e Luci mie traditrici (1998), mentre la riflessione sugli artisti del passato ha prodotto pagine come Morte di Borromini (1988) e diversi lavori su Gesualdo da Venosa (Le voci sottovetro, 1998; Terribile e spaventosa storia del Principe di Venosa e della bella Maria, 1999; Gesualdo senza parole, 2013).

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