Unabomber. Discovery trasforma la caccia all’uomo in mini-serie

Manhunt Unabomber
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Unabomber è il protagonista della nuova serie creata da Discovery Channel e distribuita in Italia da Netflix. Otto puntate per scoprire chi era il terrorista che spaventò gli Stati Uniti dal 1978 al 1995. 

Non sono in molti a sapere chi sia Ted Kaczynski. Il suo pseudonimo Unabomber, invece, è piuttosto famoso. Lo decise l’FBI all’inizio di un’indagine che richiese una quindicina d’anni prima di potersi dire conclusa.

Kaczynski, nato nel 1942, era un bambino prodigio e divenne ben presto un matematico brillante. A soli 25 anni, già poteva vantare un master e un dottorato conseguiti presso l’università del Michigan. Era il maggiore di due fratelli di una famiglia media dell’Illinois.

Dopo gli studi, ed in seguito a un breve periodo di insegnamento, Ted si trasferisce a Lincoln, nel Montana. E’ il 1971 e, a soli 29 anni, il ragazzo decide di vivere la sua vita in una baracca senza elettricità né acqua corrente. Aveva deciso di dimostrare a sé stesso e al mondo di essere autosufficiente e che solo il contatto intimo con la natura poteva condurre a una vita felice. 

Nel 1978, dopo aver assistito impotente al disboscamento della zona in cui viveva, diventa un attivista. Anzi, un terrorista. La sua causa è chiara: difendere il mondo e la vita dall’industrializzazione massiva e dall’avvento della tecnologia. Il suo modo di agire è caratterizzato da una follia lucidissima: inviare pacchetti bomba a persone qualsiasi accompagnandoli con lettere che spiegano la sua ideologia. Nel 1995, inviò un manifesto intitolato Industrial Society and Its Future (la Società industriale e il suo Futuro) al New York Times, chiedendo una pubblicazione integrale in cambio della cessazione dei pacchi bomba. 

Manhunt: Unabomber. Faccia a faccia tra Fitz e Unabomber

Manhunt: Unabomber. Faccia a faccia tra Fitzgerald e Unabomber

Nel periodo che va dal 1978 al 1995, Unabomber fu responsabile di 16 attentati che causarono 3 morti e 23 feriti, alcuni dei quali irrimediabilmente mutilati. Attualmente, Kaczynski – che pur di difendere le proprie convinzioni andò perfino contro i suoi avvocati, che volevano chiederne l’infermità mentale – sta scontando otto ergastoli in una prigione federale degli Stati Uniti.

Manhunt: Unabomber, la miniserie prodotta da Discovery Channel, racconta con meticolosa precisione quanto accadde in quegli anni. Lo fa in otto episodi di circa quaranta minutiattenendosi il più possibile ai fatti realmente accaduti. Decisione che avvicina la serie ad un documentario più che ad un’opera di finzione. 

La sua precisione narrativa, ad ogni modo, non la rende noiosa, tutt’altro. Il fatto è che la storia di Unabomber è talmente incredibile da sembrare scritta da una mente creativa e questo la rende più che adatta a diventare un prodotto d’intrattenimento. Sempre con il dovuto rispetto per chi, a causa di quest’uomo, ha perso tutto. 

Manhunt: cast

Manhunt: il cast

Le vicende vengono narrate dal punto di vista dell’agente Jim “Fitz” Fitzgerald, (Sam Worthington, già protagonista di Avatar) uno dei principali responsabili della cattura d Unabomber. Fitzgeral, esperto di linguaggio e comunicazione, studiò per anni tanto il manifesto come qualsiasi lettera scritta da Kaczynski e riuscì a delinearne un profilo pressoché perfetto. A interpretare Unabomber, invece, troviamo un bravissimo Paul Bettany. Senza dubbio il miglior interprete di questa serie, capace di trasmettere con intensità le convinzioni assolute e le fragilità nascoste di Ted Kaczynski.

In generale, ci troviamo davanti ad un ottimo cast, che coinvolge altri due volti noti e piuttosto amati dal pubblico italiano. Chris Noth, il Mr. Big di Sex and the City, interpreta Don Ackerman, il capo dell’FBI. Mentre Jeremy Bobb, già visto e apprezzato in The Knick e Godless, interpreta il suo secondo. 

Manhunt: Unabomber non è forse la serie più indicata per risvegliare lo spirito natalizio, ma è sicuramente un ottima opzione per queste vacanze. Potreste trovarla un poco lenta fino all’episodio quattro, ma l’evoluzione finale con il duello mentale in punta di fioretto tra Fitz e Unabomber, è davvero magnifico.

E non dimentichiamoci mai che si tratta di una storia vera.

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