Barbara Olivieri, l’architetto del public speaking

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Che strane che sono, le donne. Che strane che siamo, noi donne. Iniziamo un percorso e lo portiamo avanti con una disciplina da far impallidire un militare russo, e riusciamo anche ad ottenere riconoscimenti, soddisfazioni, successi. Solo che forse non siamo fatte per i percorsi, non quelli lineari; di sicuro non quelli imposti dalla mente. Non siamo nate per quello, noi donne.

Succede quindi che da bambine volevamo magari fare le stiliste, il massimo della creatività, e poi ci ritroviamo a fare gli architetti strutturali e a lavorare quotidianamente con gli ingegneri. E siamo anche brave, parecchio. Ma quella creatività, quella che chi sa parlare bene chiama passione, non è capace di tacere. Noiosa, molesta e invadente come una zanzara in una notte d’estate, a un certo punto si ripresenta. È anche furba, la passione. Inizia come un hobby, in silenzio. Cresce pian piano, si manifesta sempre sotto mentite spoglie. Ma poi esplode, e a quel punto sei a un bivio: vivere una vita razionale e lineare, ma probabilmente infelice; oppure mollare tutto e seguirla.

Quando ho intervistato Barbara Olivieri, qualche sera fa, ci ho messo un po’ a riconoscerla. Barbara è un architetto strutturale, per l’appunto, e lavora con gli ingegneri. Non c’è spazio per passione, emozioni e creatività, nel suo lavoro. Abbiamo parlato un paio d’ore prima che la sua passione iniziasse a scalciare e si facesse riconoscere. Perché l’architetto Olivieri ha un hobby: il public speaking. Che, a dispetto di quello che possa sembrare, non è la passione di parlare in pubblico: lei ama insegnare agli altri come farlo. Adora formare le persone, assisterle durante la preparazione e poi andare dietro le quinte ad aspettare con il fiato sospeso che il discorso arrivi fino alla fine, esattamente come era stato preparato. E quando succede si sente leggera ed euforica come se l’avesse fatto lei. Adora formare le persone e vedere i loro sogni e progetti prendere forma e avere successo. Buffo, no?

Buffo anche scoprire come questa passione abbia preso forma, si sia fatta notare la prima volta. È il 2007, Barbara sta seguendo un progetto nel quale si è identificata totalmente. Il progetto salta, più per problemi aziendali che per motivazioni professionali; il lavoro fatto da Barbara non è in discussione e non c’entra niente, ma lei va in crisi. Inciampa in un libro di Antony Robbins, “Come Ottenere il meglio da se e dagli altri”, uno di quei testi che senza quella crisi non avrebbe mai usato nemmeno come spessore per il tavolo della cucina. Eppure lo compra, lo legge, e inizia ad incuriosirsi. Cerca e inizia a seguire corsi di PNL, di Coaching e di – indovinate? – public speaking. Trova “per caso” un’associazione che si chiama Toast Master di cui non aveva mai sentito parlare e si iscrive. I Club Toast Master riuniscono persone che desiderano sviluppare capacità di comunicazione in pubblico – e leadership, come naturale conseguenza – e le allena. Una palestra del public speaking, per intenderci. Si iscrive, e come a questo punto avrete intuito, diventa uno dei leader; oggi è nel District Leadership Commettee. Ma non basta, un anno fa trova un’inserzione al TEDx Torino e scrive. La responsabile, “per caso” è una persona che la conosce, e la accoglie subito nel team. Inizia subito a supportare gli speaker del TEDx a preparare i loro interventi, in italiano e in inglese.

È a questo punto del racconto che la passione di Barbara si fa riconoscere, credo da un diversa sfumatura di tono della voce, da un sorriso che si percepisce al telefono, da un modo di parlare più dolce e nel contempo carico di energia.

‘Hai mai pensato di fare questo come lavoro?’

Forse un giorno valuterò di seguire questa strada anche dal punto di vista professionale, oggi non sarebbe saggio. Ho sentito troppe storie di persone che hanno deciso di seguire la loro passione e sono cadute rovinosamente” Vorrei raccontarle quanto sia bello rialzarsi, quanto si impari da quelle cadute; ma ho troppa fiducia nella sua passione per interferire

‘Oggi cosa sogni?’

Sospira. “È un po’ tosto sognare, oggi. Le cose sono iniziate quasi per gioco, poi hanno iniziato a incastrarsi e oggi vengono naturalmente, come se fossi entrata nel flusso”

‘Parli di caso, di flusso. Credi nel caso?’

“Non esattamente. Credo che il caso sia qualcosa che… cioè, quando segui quello che vuoi lo pensi e magari lo dici e poi… ecco, magari succede”

‘ok, facciamo così: lo dico io. Il caso è un segnale che sei sulla strada giusta, e se hai il coraggio di seguirlo tutto diventa facile, come se fossi entrata nel flusso. Meglio?’

“Ecco, tu sei riuscita a dirlo meglio”

Sorrido pensando alla fatica che facciamo tutti a riconoscere la passione e a parlare di emozioni, sentimenti, coincidenze. Più siamo razionali, più parlarne diventa difficile.

 

Chiacchieriamo ancora un po’ del più e del meno, poi passo alla domanda di rito.

‘Come ti vedi tra 5 anni?’

Tentenna, sospira, ci pensa. Poi lo dice “Mi vedo a fare la Speaker Coach come professione. E ti posso dire una cosa? Ho già un modello, si chiama Gina Barnett. Ho appena finito di leggere un suo libro, è bravissima.”

Due ore. Due ore di intervista, pensavo di non farcela. L’ha detto. Passione batte razionalità mille a zero. E quello che a me rimane è lo stesso sorriso di quando ero bambina e i 101 cuccioli tornavano a casa sani e salvi, perché fino a quando il puzzle non è composto non sono capace di scrivere la parola fine.

 

Barbara Olivieri sarà sul palco di DonnaON il prossimo week end a Riccione.

 

Sabrina Antenucci
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