Rossetto l’uomo che ha stuprato e tenuto segregata modella per 6 mesi fingeva di essere agente e manager

Agente di modelle, manager di società fittizie, procacciatore di lavori per fotografi queste erano le vite che si inventava di avere Claudio Rossetto, l’uomo di 42 anni, arrestato sabato scorso con l’accusa di aver segregato e stuprato per sei mesi una modella svedese.
«L’ho conosciuto per caso, stavo cercando nuovi lavori e mi sembrava uno abbastanza inserito – racconta P.M., fotografo milanese – con lui c’era anche la ragazza, ho fatto loro degli scatti lo scorso settembre, non sembravano intimi, poi lei non l’ho più vista». Insieme alla coppia e in altre serate con Rossetto, c’erano anche due svizzeri: «Erano loro a pagare le serate, fiumi di champagne – prosegue il fotografo – anche a loro aveva detto che gli avrebbe procurato dei vantaggi attraverso la pubblicazione di un calendario».
Sul profilo Facebook di Rossetto ci sono collegamenti a due società con sede in Svizzera di cui lui si definisce un «manager». Una produce prodotti medicali: «Si, ho conosciuto quest’uomo tempo fa ma non ha mai lavorato per noi – dichiara un dirigente – si è presentato qui e ha detto di essere titolare di un’agenzia di modelle russe e che avrebbe voluto vendere i nostri prodotti in Russia, poi non l’ho più visto. Tenetelo in galera, gente così meriterebbe tanti cazzotti».
Le foto pubblicate dal falso agente di moda lo mostrano in compagnia di numerose ragazze (tra le quali potrebbero esserci altre molestate o abusate), insieme alla sua ultima presunta vittima che, però, dopo qualche scatto, scompare dalle immagini delle serate mondane per poi rispuntare fuori in qualche foto sfocata, con i capelli cortissimi e scuri. La giovane racconterà poi ai carabinieri di essere stata costretta da lui a rasarsi i capelli durante la segregazione: «giuratemi che non lo rivedrò mai più per tutta la vita» ha detto ai carabinieri quando l’hanno fatta salire sola a bordo dell’auto di servizio.
La modella, lasciato l’ospedale contro il volere dei medici, lunedì pomeriggio è partita per la Svezia insieme alla madre lasciando l’Italia con queste parole “voglio avere giustizia”
foto tratta dal sito Expressen, giornale svedese
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