The Alienist giunge in Italia tra sangue e polemiche

The Alienist
RIPRODUZIONE RISERVATA : Copyright MilanoReporter

The Alienist, la mini-serie di TMC, che debutta in Italia il prossimo 19 Aprile, ha l’anima thriller di Jack Lo Squartatore e le tinte drammatiche di The Knick. Da non perdere.

The Alienist (L’alienista) è una serie senza mezze misure. Non ne hanno avute troppe in TMC al momento di decidere il budget, non ne hanno avuto gli autori con i temi trattati, e non ne ha avuto la produzione nel mostrare il sangue e i cadaveri mutilati delle giovani vittime del serial killer. Perché è proprio di questo che stiamo parlando: un assassino seriale che ha per vittime predestinate dei giovani ragazzi che si prostituiscono per le vie di una New York di fine Ottocento tanto affascinante quanto dura.

Tutto comincia con il ritrovamento del corpo di un giovane ragazzino, figlio di immigrati italiani, orrendamente mutilato e abbandonato nel cantiere di un ponte in costruzione. Il capo della polizia Roosvelt (Brian Geraghty), chiede un’opinione sull’accaduto allo psicologo Laszlo Kreizler (Daniel Brühl) e al suo amico illustratore John Moore (Luke Evans) e, ben presto, i due si trovano invischiati in una caccia all’uomo dall’esito imprevedibile. 

Senza l’ausilio di tecnologie metodologie moderne – all’epoca, il semplice rilevamento delle impronte digitali era considerato una tecnica assolutamente innovativa – i due cercheranno di tracciare il profilo dell’assassino e, con l’aiuto della giovane poliziotta Sara (Dakota Fanning), di catturarlo. 

The Alienist: i protagonisti

The Alienist: i protagonisti davanti al cadavere di una vittima

A colpire, oltre alle immagini esplicite dei cadaveri e l’arretratezza della giustizia nella metropoli americana di quegli anni, è soprattutto il tema della prostituzione minorile. Ragazzi giovanissimi, vestiti da donna, venivano adescati e sfruttati alla luce del sole senza che nessuno facesse nulla per proteggerli. Una triste realtà chiaramente narrata anche nel romanzo di Caleb Carr del 1994, da cui la serie è tratta.  

Ottimo il cast. Brühl, ancora una volta, ricopre ottimamente i panni di un uomo distinto e istruito che usa le proprie virtù per nascondere i propri limiti e le proprie debolezze. Convince anche Evans nei panni dell’amico fidato, in pieno stile Watson. La migliore, però, è proprio Dakota Fanning, che mette in scena con maestria il personaggio di una giovane donna costretta a lottare contro gli stereotipi e le limitazioni sessiste di quell’epoca, dimostrando il proprio valore come detective in un caso tutt’altro che semplice. 

Una serie destinata a esistere per una sola stagione, che riesce a coinvolgere lo spettatore dal primo istante. Caratterizzata dalla cura estrema nei particolari e da costumi meravigliosi degni di una pellicola hollywoodiana. Sicuramente da vedere. Sempre se non siete facilmente impressionabili. 

Leave a comment

Your email address will not be published.


*